Il percorso per andarci(alla Biennale) è sempre diverso e bellissimo.. si incontra sempre qualcuno che conosci e questo ti cambia in meglio il cammino
Poi all’altezza dell’arsenale o più avanti della chiesa di San Biagio- la chiesa dei marinai- dove c’è una polena con Cristoforo Colombo dorata ( e persone di colore che si fotografano davanti – ma quanta storia vi ha cambiato quell’ignaro e curioso Colombo!) .. insomma proprio a quell’altezza sul canal grande la magica nave scuola A. Vespucci maestosa con i suoi tre alberi altissimi ..
dunque Biennale!
etica, castigata, tranne che all’arsenale (dove non si è badato a spese quanto ad allestimenti..) e tanto scritta. Carta carte e foto e fotomontaggi e attenzione allo scarto ai rifiuti al trash! ecco che il trash è stato preso sul serio e .. solo dopo un orto di benvenuto si apre il padiglione degli States che aveva un sottotono importante .. così molti altri padiglioni a ricorrere alle materie costruttive quasi non lavorate..il tronco, il bambù, la forcola.. medioevo? no ora che ci penso c’era anche tanta plastica e copertoni,

…MAquelli vecchi, rimasti, ma la plastica residuale , di scarto o di minore impatto..

si percepisce la debolezza di ciò che è stata la modalità dell’uomo costruttore occidentale, la sua prepotenza di concezione difronte alla Natura selvatica che prende il sopravvento sui cementi di edifici abbandonati, ma anche uomini donne eperiferici e marginali si appropriavano di spazi sottocavalcavie) non utilizzati abbastanza- per mangiare, lavorare,cucire…
ed ho apprezzato il lungo filmato sulla casa dell’architetto danese bellissima scultura di casa su un prato costoso-quanto poco usato , vista seguendo i percorsi e la visuale di chi ci fa le pulizie … interessantissima visione che ne mette alla prova la sua fruibilità e vivibilità.. certo finalmente potevo avere confermata la ragionevolezza della mia avversione per le forme dritte anche dove dovrebbero curvare o le finestre che non finiscono dove dovrebbero finire e così engtra acqua (anche se questa era davvero la cosa che mi piaceva di più) la diffidenza per le superfici lisce come marmo e ossessivamente vuote, la mia spontanea simpatia per ciò che è accogliente e caloroso ed affettuoso se si può.. (è forse per equilibrare questo vuoto ch la padrona di quella casa collezionasse piccoli oggeti popolari di plastica kitsch ..?! >>>

Dunque una voce di autocritica si leva sul tema degli architetti narcisi che non partono dai bisogni, ma dalla loro volontà di esibire l’opera sulla città.. Che i nuovi architetti stiano davvero uscendo da quella linea che – partita dalla volontà di bellezza sintetica e artistica degli anni ‘60 era approdata ad una prepotenza di forme algide e per pochi.. Mi è parso un buon passo indietro, ma: per due passi avanti? e comunque forse questo succede anche perchè anche tra gli architetti c’è una specie di proletarizzazione si potrebbe dire – mutuando un termine obsoleto ma che ben rende- : questi nuovi architetti sono anche loro meno casta -la via di mezzo non esiste più e i grossi sono diventati grossissimi .. agli altri solo le briciole. Forse questa grande massa critica qualificata potrebbe davvero prendere l’atteggiamento mentale della condivisione della città, magari partendo dai bisogni dei cittadini, degli uomini che abitano ..?
beh ora andrò a vedere cosa succede in Cina.. poi vi racconto
baci
paola



